BACK TO THE WINE – impressioni di un fugace pomeriggio trascorso tra vignaioli e winelovers

12 novembre 2017, la sveglia suona alle 4:45, lavoro fino alle ore 13:30, ma durante tutta la mattinata il mio unico pensiero è “speriamo di avere il tempo necessario per assaggiare abbastanza”.

In due ore raggiungo il centro fieristico di Faenza e finalmente Back to the Wine sia! 

Arrivo già con le idee molto chiare, il mio obiettivo è scovare macerazioni medio-lunghe emiliane, romagnole, lombarde e piemontesi. Favori tra amici… e che ve devo dì ragà!

Vi confesso però, che avere un tema in queste manifestazioni aiuta a non “perdersi”, a maggior ragione quando il tempo è striminzito.

Un doveroso complimento va ad Andrea Marchetti, al team Vinessum e a tutti i collaboratori (Blu Nautilus di Rimini e Lorenzo Marabini) che sono riusciti a creare un evento lontano dalle logiche del mainstream, dedicato alla valorizzazione delle piccole realtà nazionali e d’Otralpe atte alla produzione eno-gastronomica e che mirano ad un unico obiettivo: la qualità finale.

Sarà che c’ho il pallino nel controllare “il banco di servizio”, sarà che noi donne abbiamo le manie da desperate housewife, ma le postazioni erano sempre super rifornite di ghiaccio, tovaglioli puliti e cestini saturi di crackers. I ragazzi dello staff erano super vigili e presenti lungo i corridoi e cosa mooolto importante: sempre con il sorriso.

Le aree dedicate alle aziende erano ampie e “arieggiate”, ogni vignaiolo aveva lo spazio sufficiente sia per versare il calice a due amici, sia di intrattenere me mentre cercavo riposte alle mie eno-curiosità.

Si respira aria di casa, non ci sono cravatte né tailleurs. Vedo jeans, sneakers e calici di tutti i colori e trasparenze. Una fiera che mi piace definire “sbottonata”, libera da concorsi, premi e punteggi.

Ciononostante non sono mancati gli approfondimenti che in questa edizione hanno visto protagonisti la Valtellina e un’esposizione d’arte dedicata agli abbinamenti insoliti e azzardati. Mentre la presentazione del libro “Tutti lo chiamano Lambrusco”, di C. Favaro, non si è svolta a causa delle avverse condizioni meteo che hanno impedito l’arrivo in fiera della relatrice Marisa Fontana.

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Ma veniamo ai miei personali assaggi del giorno (vi ricordo che sono #keepintouch) che mi hanno particolarmente colpito:

Forti del Vento. An Piota è uno Chardonnay di Ovada (AL), affinato in anfore da 300 litri, che mi ha completamente catturato per la sua immediatezza di arrivo sensoriale. Preciso e nitido, avvolge il palato donando aromaticità e freschezza al tempo stesso.

Tenuta Grillo. Il Bacca Bianca è un Cortese prodotto a Gamalero (AL) macera due mesi. Il colore molto orange, fuori da ogni mia aspettativa all’olfatto è un timidone e allora decido di aspettarlo un po’ ed ecco che lentamente si esibisce in un bouquet complesso che mi ricorda il profumo di bosco post-pioggia, di castagne, di mandorla, di miele di tarassaco e di spezie dolci. Sorso ricco, potente, fresco e teso. Il suo punto di forza sta nel finale, così “leggero” che ti verrebbe da chiederne un altro calice. Bello! Ah! Dimenticavo… Annata 2010.

Ca’ del Conte. Nella provincia di Pavia, a Rivazzano Terme, viene vinificato Opulus, un blend di Pinot bianco e Chardonnay. Qui il contatto con le bucce è importante: cento giorni. E allora “cento di questi vini!”. Un calice che mi ha sorpreso per la sua raffinatezza e il suo non voler ostentare in nulla nonostante la lunga macerazione. Note floreali e di frutta bianca, che mano a mano diventano sempre più calde con la roteazione del calice. Il palato si veste di un delicato velluto, chiude decisamente sapido.

Andrea Cervini. Ci spostiamo nella val di Trebbia, Piacenza, ove viene imbottigliato questo raro esemplare di Malvasia macerata 3 mesi in acciaio, che prosegue con affinamento di un anno in botte grande e un ulteriore anno in bottiglia. Andrea mi presenta il Vino Bianco del Poggio 2015, ma vedendomi particolarmente incuriosita e piacevolmente coinvolta dal suo vino è andato in macchina a prendere la 2012. Questo non fa altro che confermare le mie previsioni: un calice perfetto già da subito, ma che diventa sublime se lo si sa aspettare (impossibile per me!). Note di degustazione: posso scrivere #tantaroba ? Sono sicura ne scriverò a breve 🙂

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Casè. Vicino di casa di Andrea del Poggio (tanto che a versarmi il vino è stato proprio Andrea), il CasèBianco è un uvaggio di Ortrugo e Moscato che fa #keepintouch per due mesi. Colore radioso, profumi d’estate di pesca gialla, melone e di zagara. La sua freschezza dona al palato quella giusta compensazione sull’aromaticità dovuta appunto anche dalla presenza del Moscato.

Ancarani. Si gioca in casa, siamo a Faenza in tutto e per tutto. Rita Babini, moglie di Claudio Ancarani, mi versa un calice di Santa Lusa, un’interessante interpretazione di Albana macerata (una quindicina di giorni) che mi ha catapultata in una cantina marsalese. Frutta candita, buccia di arancia, cedro, bosso e distillazione. La bocca è carezzevole, bella la sua sapidità che si avverte a più riprese durante il sorso, ricordo, nel finale, la percezione di una veloce astringenza tannica che nei vini macerati mi fa impazzire! Vorrei raccontarvi anche dell’assaggio di Anforisma, la loro albana macerata in anfora ma… non so se posso: hanno terminato le bottiglie (è una prova mi dice Rita, prova superata rispondo io!).

Vigne di San Lorenzo. Brisighella (RA). Il Menis prodotto in meno di mille esemplari. Una Albana in purezza, proveniente da diversi biotipi, che viene vinificata e affinata in anfore georgiane con una macerazione di nove mesi, ripeto nove mesi. Sbalorditivo. Ho guardato Filippo Manetti dritto negli occhi, lui è uscito dalla sua postazione, e mi sono complimentata per questa incredibile interpretazione di Albana, nuova e stratosferica per me. Ci sento lo smalto, la pietra focaia, la cera, la melissa, la malva, il muschio ma resta in verticale con la sfumatura di riduzione (quella bella) che mi ricorda i famosi macerati di Oslavia. Il sorso? Uguale, di una coerenza pazzesca ovvio che… il tannino graffia. Che vino per Bacco!

Paolo Francesconi. Anfora e ancora anfora. Ok, ve lo confesso, ho un debole per l’anfora 🙂 Ognuno ha le sue! Qui ho assaggiato l’Arcaica 2015. Questa Albana, effettua sessanta giorni di macerazione in anfora e si presenta di carattere sapiente, non vuole emergere nell’immediato, vuole prima farti sentire quanto un vino privo di difetti sia affascinante. Fresco, fragrante ma di notevole struttura, si libera della sua discrezione per diventare e far diventare prolissi.

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Non ci crederete ma ho avuto anche il tempo di assaggiare altri due vini che non posso non citare:

Eno-trio. Nunzio e Desirèe Puglisi, padre e figlia, producono delle chicche che vi invito a provare (la prossima occasione potrebbe essere a Piacenza in occasione della FIVI). I loro vigneti sono ubicati nel versante nord dell’Etna ed, oltre ad un “insolito” e curioso Gewürztraminer” (siamo in Sicilia :-)), ho assaggiato il loro Nerello Mascalese che sa di macchia mediterranea, salamoia, mallo di noce il tutto accarezzato da un brezza di freschezza che funge da catalizzatore per la durata del  sorso. L’eleganza mediterranea echeggia in questa bottiglia. #anticipazionedelgiorno: a Piacenza Nunzio porterà in anteprima un macerato…

MaterVI. Non posso andarmene senza passare nella mia terra, il Veneto. Qui a Breganze quel pazzo, scatenato, ventiseienne di Alberto Rigon sta eseguendo un lavoro di rivalorizzazione della Vespaiola, uva autoctona vicentina, degno di nota. Quando lo ascolti percepisci tutta la passione e l’adrenalina che questo progetto gli trasmette e lo ammiri già. Poi è fantastico quando inizia a raccontarti tutti i dettagli per filo e per segno della vigna, del pinot bianco, delle sue etichette… Il punto è che anche i vini gli escono stra-bene. Sono nitidi, precisi e salubri. Alberto li ha chiamati Vesplicito e Anonimo. Produce 5000 bottiglie in totale, credo che a Faenza sia arrivato con le ultime 7.

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#BTTW delle scoperte, del “ti aspetto in cantina”, e dei sorrisi.

Il mio consiglio più sincero, per chi non ci fosse ancora approdato, è quello di arrivare non più tardi di mezzogiorno e con un bagagliaio bello capiente dato che i vini si possono anche acquistare.

 

L.V.

LaJolieSommelier