Bassano Wine Festival. Chi ben comincia…

Si è conclusa la prima edizione del Bassano Wine Festival fatta di conferme e sorprese che ho provveduto ad annotare nelle pagine del mio taccuino e che vorrei condividere con voi.

Inizio raccontandovi dell’esperienza vissuta venerdì con gli amici wine bloggers Francesco Saverio Russo di Wineblogroll, Matteo Carlucci de Il Taccuvino e Valentina Di Carlo di Vinoinrosa.

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Saverio ci ha scelti come suoi fedeli collaboratori per assegnare dei riconoscimenti ad alcune aziende che si sono distinte durante i nostri assaggi.

Riuniti in conclave, in una stanza tutta per noi, ci siamo imbattuti in un centinaio di assaggi spaziando tra le varie regioni italiane, anche se le referenze venete erano in netta maggioranza.

Purtroppo, per motivi che non sono dipesi da noi, non tutte aziende sono riuscite a consegnarci il loro vino di “punta”.

Di seguito vi riporto l’estratto del nostro panel.

Vino Contemporaneo: TENUTA SAN MARCELLO – Bastaro 2016, Lacrima di Morro d’Alba D.O.C.

Vino da bere “oggi”: METTOSANTIN – Valdobbiadene Conegliano Brut D.O.C.G.

Vino “non convenzionale”: IL RONCAL – Friulano 2016 Colli Orientali del Friuli D.O.C.

Vino di identità: PERNIGOTTI – Intensità 2012, Colli Tortonesi D.O.C.

Vino 2.0: BIGAGNOLI – Bardolino Classico 2015 D.O.C.

Vino rispettoso: LE DUE TERRE – Cabernet Franc 2016 Colli Berici D.O.C.

Vino da bere “domani”: CALALTA – Grijer 2015 – Rosso Veneto I.G.T.

Vino della tradizione: TIBERI DAVID – Vino cotto Stravecchio di Loro Piceno 2003.

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Sabato e domenica li ho dedicati interamente agli assaggi liberi nei quali la parte più emozionante è stata quella del dialogo con i produttori: poterli ascoltare resta sempre per me un grande momento di crescita personale, quando parlano delle loro vigne, dell’annata piuttosto che delle peculiarità del vitigno…

Nei corridoi di esposizione si degustava con tranquillità, senza la pressione della troppa folla, gli spazi ampi permettevano il passaggio di due/tre carrelli della spesa, nel tipico stile FIVI. Mancavano solo dei punti relax dove poter distendere gli arti inferiori e godere assettati delle prelibatezze gastronomiche servite negli stand dedicati; un’area dove poter condividere nei social foto, pensieri, etichette… La comunicazione attraverso i social è importantissima. Più di qualche amico vedendo i miei post si è incuriosito e un salto in fiera l’ha fatto 😉IMG-20171213-WA0006

Ma la parte più divertente ve la devo ancora rivelare… Vi chiederete: Quale? L’acquisto dei vini direttamente dal produttore. E confesso che, come al solito, ci sono “cascata” anch’io 🙂

Ahimè non sono riuscita ad assaggiare tutti i prodotti delle aziende presenti. La minaccia neve mi ha fatto scappare nelle prime ore del pomeriggio di domenica.

Ecco i sorsi che mi hanno maggiormente colpito 🙂

Tenuta San Marcello: Massimo Palmieri con il suo metro e tanti, tanti centimetri regala un’espressione di Verdicchio dei Castelli di Jesi che conferma la grande potenza di questo vitigno a bacca bianca. Ne sentiremo parlare di questo piccolo vignaiolo. #staytuned

Colombarda: non mi capita tutti i giorni di assaggiare il Pagadebit, ma questa interpretazione mi ha particolarmente colpito per il suo carattere, la sua beva che non lascia indifferenti e l’umiltà con la quale il vino mi è stato versato nel calice.

Bekeke: un Pinot Grigio e un Verduzzo che hanno fatto breccia nel mio palato per eleganza, stile di macerazione e pulizia. Territoriale l’interpretazione del Carménère, molto francese invece quella del Merlot. Curiosità: la torchiatura del mosto è ancora eseguita a mano.

Mossi 1558: Rosamata, una Malvasia Rosa quasi introvabile a causa delle rare barbatelle presenti nel panorama vitivinicolo. Un calice mistico ed in perfetto equilibrio dal finale lievemente abboccato dovuto ad una vendemmia tardiva.

Cameli Irene: ritorno nelle Marche nell’areale Piceno, e scopro questa versione di Pecorino, Chiaroro, che svolge una macerazione di dieci/dodici giorni. Struttura sostenuta dalla freschezza e dalla complessità aromatica durante tutto il sorso.

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Lis Fadis: nei Colli Orientali del Friuli questa realtà mi ha colpito per le vinificazioni in bianco. Particolare il Sauvignon proveniente da dieci antichi e differenti biotipi recuperati nelle vigne circostanti. Nelle etichette sono rappresentati i vari folletti delle fate (lis fadis = le fate in dialetto friulano).

Maso Grener: un Pinot Nero tipicamente, e sottolineo tipicamente, altoatesino, i profumi del bosco dopo la pioggia di settembre. Muschio, terra e spezie delicate che avvolgono le percezioni tattili e saporifere durante tutta la degustazione. Lungo e fine. Annata 2015 destinata alla cantina.

Pian delle Vette: gli inglesi esclamerebbero “That’s a pity!”… Sì, un vero peccato non aver potuto assaggiare il Pinot Nero prodotto a Feltre (BL) dato che il Terolego, Granpasso, mi aveva coinvolta particolarmente per la sua trama definita, nitida e profonda. I’m hopeful.

SiroMerotto: quanto mi sono sentita orgogliosa del “mio” Prosecco. Guai a chi prova a chiedermi ‘consigliami un “prossecchino” buono…’ Questa giovane realtà ci sa davvero fare con la Glera, dalla versione tranquilla a quella ancestrale, i loro prodotti sanno davvero stupire per la qualità legata alla tradizione.

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Emilio Vada: vale la pena fermarsi per degustare un calice di Dolcetto d’Alba prodotto nel modo più artigianale che possiate immaginare. Profumi croccanti, sorso leggero avvolto da un tannino di trama delicata e precisa, finale di ribes e more.

Alessandro Motta: un Moscato d’Asti che consiglierò spassionatamente, a maggior ragione visto che ci stiamo avvicinando alle feste natalizie. Incontra un’armonia davvero singolare al palato. Incrocia quella che è la sua dolcezza alla freschezza a favore della seconda pertanto il mio palato ne è rimasto intrigato ed esterrefatto.

Aquila del Torre: il mio debole per il Riesling mi porta sempre ad andare alla sua ricerca (il mio sogno è viaggiare nella sua terra di elezione…) tra eventi, fiere, cantine, degustazioni… questa realtà, nota soprattutto per il Picolit, conferma sempre serietà e rispetto in tutte le sue produzioni. Complimenti.

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Il lavoro svolto affinché questa manifestazione prendesse forma è stato intenso e rinnovo i miei complimenti a tutto lo staff del Bassano Wine Festival per questa prima edizione direi assolutamente riuscita che farà da apripista per le prossime “annate”.

 

Laura Vianello

LaJolieSommelier