Diario di bordo: FIVI 2017

“Sono i miei vini che mi guidano… Io cerco di interpretare al meglio quello che mi danno i vigneti, assecondandoli, cerco di tradurre nel modo più soddisfacente quello che l’annata mi dona, cercando di cogliere quello che in particolare ogni singolo vigneto può esprimere. Per farti un esempio: io non giocherò mai sulla potenza con la Barbera, perché il terreno nel quale è presente la mia, non me lo permette. Ho dei modelli a cui mi ispiro, non tanto sui vini, ma come ideali, persone… su tutti Lino Maga e Andrea Picchioni; mi ispiro al coraggio che hanno avuto nel portare avanti le loro convinzioni credendo nel territorio.”

Matteo Maggi, vignaiolo in Otrepò Pavese. 

Inizia così il mio Mercato dei Vignaioli Indipendenti, con una dichiarazione d’amore firmata Colle del Bricco.

Un giovanissimo Matteo, ventisette anni, che ha già raggiunto dei risultati notevoli con il suo Makedon (due bicchieri Gambero Rosso). Un calice che regala piacevoli e briose oscillazioni ai sensi. Integro e compatto non si distrae mai e durante il suo sviluppo manifesta determinazione attraverso un lieve pétillant che ne ravviva il succo balsamico di ciliegia, ed ecco che poi entra in scena un tannino che ti prende per mano e ti accompagna nel finale lasciando pulizia, freschezza e voglia di un altro calice. Un tubino rosso ornato di tulle, tono su tono, impreziosito da un lungo filo di perle che la giovane donna indossa con disinvoltura e spensieratezza.

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Decido di restare ferma in Oltrepò, da Stradella mi trasferisco a Montecalvo Versiggia e vado a conoscere Gianluca Cabrini della Tenuta Belvedere. L’attenzione mi si fionda subito su questa bottiglia trasparente, l’etichetta mi attira assai, mi sa che ha anche il tappo a corona – penso –, Pinot nero rifermentato (?)… Ed ecco che il mio calice conferma tutto il mio viaggio mentale. Colore carico, brilla lui e brillo io. Aromi decisi che palleggiano tra l’agrume candito, il bergamotto, una scia di pane appena sfornato, invitano subito al sorso che mi spalanca gli occhi, non mi fa manco riflettere. E’ un grande rifermentato! Arriva immediato al palato: mi ha rapita per il suo equilibrio, un funambolo, nonostante io sappia (esperienze vissute e bevute) quanto i rifermentati proprio per la loro tipologia non lo siano quasi mai. Wai l’ha chiamato. Io resto Gianluca, grazie!

Hai capito tu l’Oltrepò sur lie… Quindi B54 colpita col rifermentato, catturata con la Bonarda e affondata con il Riesling.

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Ancora con la persistenza del Riesling di Gianluca passeggio felice e spensierata fino al Castello di Stefanago e cosa trovo? Una mini verticale di San Rocco, Riesling, 2012-2011-2010. Ecco che l’Oltrepò fa sentire di che pasta è fatto. Trovo riduttivo paragonare questi Riesling con quelli d’oltre confine… Siamo in un altro territorio, differenti substrati, climi diversi, come se lo volessimo paragonare al Riesling di Marco Cecchini (COF). No! Ogni vino è figlio delle proprie uve che crescono in un determinato e circoscritto territorio. Scusate lo sfogo, ritorno subito al vino… Regala sfumature variopinte che parlano di note delicate dei primi fiori di primavera, sbuffi che variano dalla cipria aromatizzata alle spezie indiane con accenni di quella tipica mineralità idrocarburica. Percezioni che si fanno sempre più intense con l’aumentare dell’affinamento: suggestioni di zenzero, affumicatura, i fiori sono sbocciati e la frutta si è fatta matura. Minerale nello sviluppo, un’aurea di cenere e di miccia appena accesa, sapido in chiusura. Sublime in generale.

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Questo Oltrepò mi sta intrigando alquanto perciò decido di continuare nei miei assaggi.

Picchioni Andrea, definito l’erede del grande Lino Maga, elargisce le conferme che ho accumulato nei precedenti assaggi in termini di qualità, territorio, rispetto e serietà. Qui è stata possibile una verticale di Buttafuoco, Bricco Riva Bianca, l’appena imbottigliato 2015, il 2013 e il 2012. Prodotto solo nelle annate migliori, qui la Croatina è in uvaggio con Barbera e Ughetta di Solinga e le percentuali variano in base all’annata. Alzi la mano chi scommetterebbe sulla longevità del Buttafuoco DOC. Resto basita e attonita dalle 20171125_170422_1511957142510
virtù dei vini rossi di Andrea, perché anche altre due tipologie confermano il tutto: il suo Rosso d’Asia ottenuto dai grappoli migliori di Croatina e Ughetta di Solinga e dall’Arfena risultato della vinificazione di Pinot Nero in purezza.

Dulcis in fundo… Il Sangue di Giuda, Fior del Vento, questo amabile rosso lievemente frizzante che mi auspico più vignaioli vogliano riscoprire perché è un prodotto che, oltre ad essere storia e tradizione, trova ampi spazi in abbinamenti gastronomici grazie alla sua amabile dolcezza, alla lieve CO2 e alla sua ricchezza di succo che mai sazia il palato. Sa essere davvero una soluzione che stupisce.

Da Cima a Fondo… ve lo dicevo giusto qualche riga fa che qui i rifermentati li sanno fare davvero bene 🙂 🙂

Un “jump” a San Damiano al Colle per incontrare Alessio Brandolini, poco più che trentenne, mi ha versato un calice pulito, semplice e definito in ogni minimo dettaglio. Il Bardughino che non è altro che il nome dialettale della marna dove cresce la Malvasia di Candia che nel calice viene proposta secca e ferma, ricorda un cesto di frutta esotica matura e di erbe aromatiche, vedi Mojito. Una soluzione alcolica fresca, dissetante e felice. Vino dell’estate 2018?

Più degustavo Oltrepò Pavese e più non riuscivo a staccarmene.

Vado da Frecciarossa, La Piotta, i coniugi dell’azienda Martilde dalle etichette bellissime e artistiche, Perego&Perego interessanti anche le loro interpretazioni della Bonarda.

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In conclusione mi sento di affermare che il denominatore comune di questi assaggi è stata la menzione Oltrepò. Mi spiego meglio: ho adorato il fatto che i vignaioli prima di parlarmi della Bonarda, del Riesling piuttosto che della Vespolina, mi abbiano fatto respirare un po’ delle loro colline, del loro microclima, dove il torrente lambisce il paese, dove la nebbia si infittisce e i paesaggi diventano quasi lunari.

Ho riscontrato in tutti i miei p-assaggi il pensiero iniziale di Matteo Maggi.

Aggiungo per dovere di coscienza che il rapporto qualità/prezzo ha davvero dell’incredibile. Da €9.00 a €25.00, euro più euro meno.

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I vini sono stati coinvolgenti e convincenti. Ho degustato con amici fidati e “seriali” (sommelier, degustatori ufficiali, blogger) con i quali abbiamo condiviso quanto la qualità si stia elevando a vista d’occhio, o meglio a sorso di bocca. 🙂 Se volete approfondire l’Oltrepò vi rimando qui ad un articolo dell’amico Francesco Saverio Russo.

Cari vignaioli, siete coesi nel pensiero e nel modus operandi. La qualità è davvero alta, ogni anno migliore. #sappiatelo

Continuate così. Vi posso solo dire che nei banchi d’assaggio oltrepadani ho visto tanti appassionati, curiosi e volti noti del calibro di Gianni Fabrizio, gli autori Massimo Zanichelli e Marzia Pinotti, Sarzi Amadè, la famiglia Trimani dell’omonima enoteca storica di Roma e il prof. Guido Stecchi.

Io tifo Oltrepò tanto che l’ho scelto come tema per una serata che avrò il piacere di condurre a fine marzo 2018 con i colleghi di AIS Venezia  e dopo questa FIVI-esperienza ne vado ancora più fiera della mia scelta.

501 vignaioli, 15.000 visitatori, infiniti sorrisi… FIVI sei fantastica!

Anche quest’anno: VIVA LA FIVI!

Laura Vianello

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