GARGANUDA A FORZA 4

Una visita che sotto la voce segni particolari definisco UNICA.

Invece di segni peculiari, Andrea Fiorini Carbognin ne è ricco e questo aspetto è ciò che mi ha avvicinato alla sua realtà enoica.

Ma procediamo step by step, non vorrei rischiare di creare confusione tante sono le cose che vorrei raccontarvi.

Iniziamo dal motivo che mi ha spinto fino alla stesura di questo articolo (al quale tengo particolarmente).

La mia storia con Garganuda ebbe inizio due anni fa quando, in occasione di Soave Versus presso il Palazzo della Granguardia (VR), assaggiai questo Soave che colpì completamente i miei sensi facendomi fare un viaggio di ritorno pensante.veneto-soave-mappa

Riflettei su questa interpretazione di Soave, diversa da tutte, quella che mi stupì maggiormente che mi fece porre dei quesiti riguardo questa DOC così storica quanto malmenata.

Ricordo che quel pomeriggio Andrea non fu di buon umore quindi, per rispetto, mi limitai all’assaggio e a meditare dentro me.

In questi due anni ho seguito il Signor Garganuda sui social, rimasi sempre più incuriosita da questa persona così attenta ai particolari, coerente con le sue idee, chiara e senza filtri. I suoi commenti e le sue asserzioni mi fecero “googlare” con una posologia di due volte/dì. Mi piacque sempre più e iniziai a trovare le prime risposte relativamente a quel vino che tanto mi impressionò.

Non pensate ad un vino difficile o avvolto da teorie freudiane, non fraintendetemi… Ma quando un calice mi colpisce nell’anima non mi do pace finche non arrivo a “chiudere il cerchio”.

Dovevo conoscere Andrea, avvertivo l’esigenza di capire cosa ruotasse dietro al mondo Garganuda, volevo andare fino in fondo… E come proclamo sempre, l’unico modo per farlo, è passeggiare tra i filari con l’autore, ascoltarlo e condividere una manciata d’ore insieme.

2018-04-26_13.06.50
Le quattro vigne visitate

Alla mia formale richiesta vi confido che ero già pronta ad una risposta negativa per svariati motivi probabilmente frutto di un’immagine “alterata” che i social sono in grado di fotografare… Inequivocabilmente le persone si devono conoscere ‘face to face’! Mai un’affermazione fu più azzeccata, perché al mio arrivo strinsi la mano ad un gentiluomo, un sognatore, affabile, dinamico, semplice e con una passione per le sue vigne che ti travolge. Un uomo in grado di trasferire tutta la sua energia e conoscenza in merito a storia, tradizione e territorio in modo rispettoso e sincero, con un tono sempre pacato e il suo verace intercalare tipicamente veneto.

Andrea nasce quattro anni dopo l’istituzione della denominazione Soave DOC. Classe 1972, sin da bambino vive e respira aria di campagna in quanto figlio e nipote di contadini che negli anni quaranta detenevano cinquanta ettari coltivati a seminativo, ma conseguentemente al secondo confitto mondiale gli ettari furono dilapidati a cinque e negli anni sessanta furono piantate le barbatelle.

Nonostante il vino sia sempre stato una costante presenza nella sua esistenza, Andrea decide di arruolarsi nel corpo di Polizia e qui prestare servizio tutt’oggi (magari lo incontrate in stazione Porta Nuova).

Ma nel mentre accadono molte vicissitudini che danno una svolta alla vita di Fiorini Carbognin e del Soave.

Siamo alla fine degli anni 2000 quando Andrea denuncia a se stesso di non riuscire a scovare bottiglie di Soave con il vero gusto della Garganega, quel Soave che si condivideva a tavola con il padre, quel vino che lo faceva sentire parte di un territorio vocato unico nel suo genere.

Si sente avvilito dalla situazione che questa DOC sta vivendo a discapito del territorio e della Garganega stessa. I giorni passano e Andrea continua ad indossare la sua divisa di servizio ma con questo tarlo che lo attanaglia ogni giorno con più forza.

Frequenta i corsi AIS, viaggia tra molteplici areali vitivinicoli italiani e d’oltralpe, ricerca il suo gusto fino ad arrivare al fatidico Natale del 2010 quando, presso il ristorante stellato “Casin del Gamba” sito ad Altissimo (VI), nota nella carta dei vini un Durello del quale mai ne aveva sentito nominare sebbene in zona i produttori che vinificavano quest’uva, all’epoca, fossero non più di una decina. Incuriosito convince il padre ad ordinare questo sconosciuto ma ahimè… il vino era terminato. Andrea prende carta e penna e scrive “Omo Morto, Stefano Menti”.

Pochi giorni dopo suona al campanello Menti, chiede di Stefano ma la madre risponde che il figlio è in vacanza con la moglie e che tornerà tra una decina di giorni. “Va bene signora, non è che magari è possibile acquistare qualche bottiglia di vino?” – “Certamente!”.

La curiosità non lo fa attendere fino a sera, stappa la bottiglia, sorseggia questo enigmatico Durello Metodo Martinotti lungo (12 mesi) e non crede alle sue papille gustative in quanto anche il Durello si era arricchito nel tempo di una “dolcezza” atipica. Rimane completamente impressionato da quel vino, ci sente lo stile che lo riporta ai sorsi di un tempo, quel gusto del quale aveva nostalgia, e subito sente fremere la necessità di incontrare il fautore di questo nettare.

E così ha luogo questo appuntamento che cambia totalmente la vita ad Andrea. “Con Stefano Menti si parlava la stessa lingua, io con il mio lessico da bevitore e lui con quello del vignaiolo, ma ci siamo capiti e piaciuti fin da subito, è nata una sincera amicizia. Confessai a Stefano la voglia di vinificare la Garganega come emblema del Soave DOC, quello che tanto mi manca, quello che mi riporta al palato il ricordo dei grandi vini che bevevo negli anni novanta”, ammetteva: “Sognavo in grande!”.

Il desiderio diventa realtà grazie all’idea di Andrea e alla competenza in campo enologico di Stefano.

image1
Andrea Fiorini Carbognin e Stefano Menti

“Non chiamarmi vignaiolo Laura, per rispetto di questi ultimi che in vigna ci entrano tutti i giorni e in cantina vinificano. Io sono un ideatore con un concetto bello nitido di ciò che per me è il vino. Se vuoi sono il precursore di questo nuovo ‘mood’ di creare il vino in quanto in quest’ultimo anno in molti si sono cimentati nella collaborazione con vignaioli al fine di creare una propria etichetta”. Andrea ci tiene molto a precisare ciò tanto che durante la mia visita più volte mi ha corretto l’appellativo.

Winelovers, non vi sto parlando di marketing, di business di strategie commerciali. E questo ce l’ho avuto ben chiaro quando Andrea mi ha accompagnato in vigna in quanto ha dimostrato una conoscenza davvero minuziosa del suo territorio e delle relative piante di Garganega.

L’ideatore della Valdalpone esegue potature corte su impianti a pergola che danno una resa di 60-80 q/ha, un solo capo a frutto. La sua parola d’ordine è ‘accorciare’. Meno resa = più qualità.

Il vigneto è sano, sembra di camminare sulla moquette, i trattamenti sono eseguiti secondo agricoltura biologica non certificata con principi biodinamici (impiego di corno letame, corno silice e sovescio, seguendo tassativamente i cicli lunari).

Osservo ciò che mi sta attorno, noto le differenze con i vicini di campo. Potature lunghe, piante con due e più capi a frutto, vigneti con poco verde tendenti all’ambrato alla base della vite.

E questo mi convince sempre più di quanto sia importante la passeggiata in vigna, catturare i dettagli e porsi domande a riguardo, approfondirne le risposte.

Ed è proprio questo il motivo che mi spinge a descrivere nel dettaglio le vigne e i loro aspetti distintivi.

A Montecchia di Crosara nell’UGA Duello abbiamo 3 vigneti:

Le Garganeghe: terreno vulcanico e basaltico. Un campo veronese dato in concessione ad Andrea dallo zio, proprio qui nasce Garganuda, infatti Andrea lo chiama “il vigneto madre” quello dal quale il sogno di Andrea ha preso sostanza.

Vigna dell’Ingegnere: anche queste terre di proprietà dello zio di Andrea, qui addirittura si possono osservare diverse tipologie di basalto, ovvero quello poroso e quello compatto, dovute dalla solidificazione della lava a contatto con l’aria o con l’acqua, d’altronde è risaputo come qui milioni anni fa ci fosse il mare. Davvero suggestivo come in un’unica vigna si possono incontrare delle multi varietà di suoli, pensate che affiorano anche lastre di calcare giallo.

Terre Rosse: questa vigna, di proprietà della neonata Garganuda Società Agricola, è davvero suggestiva per il silenzio e la pace che regnano e il contrasto cromatico tra il verde foglia luminoso e il rosso della terra è quasi abbagliante. “Rosse” perché in questo appezzamento il basalto classico nero gode di una ricca presenza di ferro che regala alla terra questo colore “ruggine”.

A Brognoligo, nell’UGA Castellaro entriamo nella zona classica del Soave e qui mi si presenta il quarto e ultimo vigneto sempre di proprietà Garganuda Società Agricola.

Organo Desvegri: questo il nome del vigneto suddiviso in terrazzamenti (Andrea lo definisce “Mosel style”) dove la brezza soffia costante garantendo una naturale difesa da attacchi crittogamici. Chissà se qui Andrea in un futuro prossimo ci regalerà un’interpretazione del singolo vigneto… Un Soave Classico magari 🙂

2018-04-26_12.58.09
I terreni

Ettari totali 1,5 a forza quattro come 4 sono i vigneti, due di proprietà della Garganuda S.A. e due dello zio.

La vinificazione avviene a Gambellara, presso la cantina dell’amico fraterno e vignaiolo Stefano Menti.

I lieviti sono indigeni, non vengono effettuate chiarificazioni né filtrazioni, la temperatura è controllata e le pratiche enologiche sono atte a continuare il lavoro accurato che avviene in vigna e quindi in regime biodinamico.

Ho avuto l’onore di degustare, in anteprima, la prima verticale di Garganuda.

Soave DOC Garganuda 2017 (da vasca) – sebbene sia chiaro come alcuni mesi di bottiglia possano solo che migliorarne il contenuto, questo nettare dimostra già la sua grande potenzialità di invecchiamento grazie ad una spiccata freschezza che già si sta integrando ad una elegante e delicata fragranza di fiori di campo, che lascia presagire le prime note di una frutta tropicale; ci sento la papaya e l’ananas.

Soave DOC Garganuda 2016 – il colore giallo dorato e quello dell’uva Garganega in quanto non si effettuano macerazioni piuttosto che passaggi in legno. Portato all’olfatto il calice mi rimanda agli agrumi accennando a spezie delicate orientali, ci sento la curcuma. Il palato è già più integro e ricco rispetto alla ’17, ma la freschezza, costante, è addirittura più percettibile. Questo vino gode di un grande potenziale. La chiusura è sapida, fragrante e quasi masticabile per quanto lunga.

Soave DOC Garganuda 2015 – il dorato assume quel fascino antico, in questo campione i fiori di campo sono diventati camomilla e la frutta tropicale ha lasciato spazio ad una albicocca matura, quasi sciroppata. Il finale sapido è davvero travolgente. La Garganega di Andrea evolve con delicatezza mantenendo sempre altissima la pulizia gusto-olfattiva e questa bottiglia ne è stata la prova in quanto si è presentata con una lieve evoluzione rispetto all’annata appena degustata ma la vera sorpresa è stata degustarla fino a cinque giorni successivi all’apertura. Il vino non si è scomposto, ossidato, “rovinato”. La sapidità continua a regnare sovrana. Con il passare dei giorni si è espresso in tutto il suo corredo aromatico diventando sempre più intrigante, piacevole e ricco.

2018-04-26_13.25.07

Andrea ci regala anche due vinificazioni in rosso (da terreni in locazione), il Pinot Nero e il neonato in casa Garganuda, il Valpolicella.

Il primo mi lascia ancora dubbiosa, ho avuto modo di degustarlo in più occasioni, ma proverò magari a riassaggiarlo tra qualche mese. Il Valpolicella lo reputo di grande stoffa in quanto si presenta serbevole ma godibile già da subito, è perfettamente in equilibrio in tutte le sue componenti dal finale fresco che rimane sulle sensazioni florali (viola di montagna) e fruttate (fragoline di bosco e amarena).

2018-04-26_13.30.25

Ahimè le bottiglie di Garganuda non sono facilmente reperibili nel panorama italiano in quanto la produzione è limitata e il 30% e di questa parte per l’estero. Io sono per il “made in Italy deve restare in Italy”, ma sappiamo bene quanto e come le leggi di mercato sottopongono  le persone a scelte non sempre volute.

Andrea Fiorini Carbognin è l’esempio vivente che volere è potere e che la determinazione e la costanza ripagano i tanti sacrifici spesi per concretizzare un sogno.

FB_IMG_1524725347107_1524736050522

Se vi capita di incontrare qualche sua bottiglia in uno scaffale di enoteca piuttosto che in qualche evento enoico non lasciatevi sfuggire l’assaggio.

La prossima occasione bella e buona potrebbe essere a Bagnacavallo (RA) il 20 e 21 maggio in occasione di Vinessum, e potrete chiedere direttamente ad Andrea perché ha chiamato i suoi vini “Garganuda”… Vi lascio con questo mistero 🙂

www.garganuda.com

andrea@garganuda.com

Laura Vianello

LaJolieSommelier