L’ululato tra le colline del Prosecco

Di Prosecco se ne parla tanto, troppo forse!

Ciò che mi sento di affermare a riguardo è che prima di scriverne bisognerebbe affrontare una bella chiacchierata ascoltando con attenzione chi in queste colline ci è nato, chi ci vive e chi quotidianamente entra in vigna.

Lo so che lo state pensando… ‘Laura ma non te l’ha detto nessuno che il Prosecco si produce anche in pianura?’

Rispondo che ne sono a conoscenza e che a mio avviso ci sono diverse interessanti interpretazioni vinificate a zero metri sul livello del mare, ma l’uva Glera acquisisce la vera identità quando “sale”, quando bacia le colline di Valdobbiadene Conegliano e si fa avvolgere dal loro terroir.

Tralascio approfondimenti sul tema che provvederò ad affrontare in un altro articolo, ora vorrei condividere con voi l’esperienza di un pomeriggio trascorso a Vidor con Marco Rosanda, giovane vignaiolo presso l’Azienda Agricola Col del Lupo, con l’augurio di riuscire a trasmettere ciò che mi sono portata a casa da questa formativa esperienza.

20171213_151453

Col del Lupo è stata una casuale scoperta dovuta alla condivisione avuta con un mio amico tra i corridoi della FIVI. Pensai che se lui è stato colpito dalla freccia di Bacco, forse sarei dovuta accorrere ad assaggiare questa interpretazione di Prosecco.

Ed eccomi qui sulla collina di Colbertaldo mentre osservo la vallata di Cartizze dinnanzi a me. Da qui si scorge tutto l’ettaro e mezzo di proprietà dell’Azienda ove le viti di Glera e di Verdiso (alcune secolari) stanno attraversando la fase vegetativa di riposo adagiate su un manto inerbato. Il panorama toglie il fiato, le Rive sono davvero affascinanti da quassù, questi terrazzamenti che rincorrono il versante della collina rispettandola nella sua conformazione naturale. Olio su tela, i colori si contrastano, verde, azzurro, bianco, marrone e arancione. Quanto bella sei vigna anche quando sei dormiente.

Questo fazzoletto di terra è composto da suoli argillosi, limosi e arenari con il rischio di incontrare anche qualche fossile marino, e tutto si svolge rigorosamente a mano, altrimenti, non sarebbe fattibile.

20171213_151052

Restiamo sempre nella DOCG, ci spostiamo in località Rolle ove Marco ha da poco acquistato due ettari. Succede che una domenica mattina, mentre girovagava tra le boschive colline con la moto da Trial, nota alcune viti (due/tre piante) in un versante di collina formato da bosco e da un umile casolare sulla cima.

Le barbatelle di Glera sono già impiantate e dovrebbero dare i propri grappoli tra tre anni, madre natura permettendo.

Qui si è adottato un sistema di allevamento molto particolare che incrocia lo stile tradizionale di Valdobbiadene Conegliano a quello trentino. Sono terrazzamenti a girapoggio che permettono di poter entrare su ogni filare con dei piccoli e leggeri cingolati che ottimizzano gli interventi colturali di collina, meccanizzando di fatto le operazioni delicate (ad esempio trattamenti fitosanitari, sfalcio del cotico erboso…) che tradizionalmente vengono eseguite a mano.

20171213_160128

 

In attesa che le piccole diventino ragazzine Marco segue personalmente tre ettari in locazione ubicati a Farra di Soligo e a Col San Martino.

Il sole è tramontato e Marco, galantuomo, mi fa accomodare lato passeggero per raggiungere la cantina dove ad attenderci c’è una sala degustazione riscaldata dal focolare di un camino a legna.

Fintanto che rientriamo a Vidor vi racconto che l’Azienda Col del Lupo esiste di fatto dal 1988, ma nasce come Adami Aldo negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale quando il nonno di Marco, Aldo Adami, riceve in eredità il vigneto e un piccolo casolare. Aldo ha dedicato anima, cuore e sacrifici alla sua terra tanto da tramandare la profonda passione e dedizione per le sue vigne alla figlia Diana e ai nipoti Marco e Giulia, alla quale porgo i miei più sinceri auguri per la nascita della piccola Caterina.

Marco, enologo, si occupa di tutti i processi che partono dalla vigna e terminano in cantina, la sorella Giulia cura la comunicazione e Diana da brava mamma, e donna di casa, amministra.

famiglia1_400x225

 

I calici sono pronti su di un lungo tavolo di legno, le bottiglie sono in perfetta temperatura di servizio (importantissimo), si inizia a degustare e mentre Marco enuncia come procede per la vinificazione, Giulia ci serve un piattino di sfiziosità #adieudieta 🙂

2018-02-10_12.58.41

Per evitare le prime e pericolose ossidazioni post-vendemmia viene impiegato il ghiaccio secco durante la pressatura. La pulizia del mosto si compie attraverso decantazione statica e la prima fermentazione si attiva grazie ai lieviti selezionati e a bassa temperatura (13-15°C) al fine di ricavare tutto l’aroma dell’uva. I travasi avvengono con l’ausilio dell’azoto, un gas neutro che protegge il vino da sgradite ossidazioni e riduce la necessità di integrazione di solfiti. Il vino base riposa sulle fecce per tutto l’inverno dove Marco interviene con molteplici bâtonnage e la seconda fermentazione si realizza, in bottiglia per il rifermentato e in autoclave per le altre tre tipologie di Prosecco, con pied de cuve.

Nel primo bevante giunge Notae Valdobbiadene Prosecco DOCG, vino frizzante rifermentato in bottiglia, ovvero il Col Fondo, viene imbottigliato a marzo dell’anno seguente alla vendemmia, si è degustato sia limpido che agitando la bottiglia. Il corredo aromatico all’olfatto è delineato e definito da sentori di frutta esotica e di pompelmo rosa avvolti da una spennellata di miele millefiori, una sbriciolata di crosta di pane, un pizzico di zafferano. Il sorso è pulito, nei primi secondi arriva dritta in verticale la freschezza che si ricompone per lasciare spazio a un ventaglio intenso di aromi  che viene ampiamente percepito a bottiglia “mossa”. Finale gradevole con una buona struttura per la tipologia. L’autore Massimo Zanichelli invita a provare queste tipologie di vino dopo uno/due anni di affinamento: non ce la posso fare!

Il secondo assaggio vede come protagonista il Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut, nel suo tradizionale colore timidamente giallo e una CO2 che si fa notare attraverso la corsa regolare delle numerose bollicine verso l’apice del calice, sembrano cantare “ma il cielo è sempre più blu”… Sì perché il Prosecco è il vino della prima condivisione, uno starter, mette la prima, fa parlare e sorridere con spensieratezza… Quando è di qualità, s’intende. Ciò che arriva all’immediato è il ricordo di un morso di pera appena raccolta dall’albero, croccante, la buccia di limone, fiorellini di campo delicati, propone un palato dall’effervescenza cremosa e raffinata che lascia una scia ‘fresh and cool’.

Aumentiamo il dosaggio passando da 8 g/l del Brut a 11.5 g/l del Valdobbiadene Prosecco DOCG Extra Dry, i profumi rispettano il varietale del fratello secco e la dolcezza viene appena percepita dalle mie papille gustative. Ciò che mi continua a stupire positivamente e piacevolmente è la cremosità della bollicina che viene confermata anche nella versione Dry, nel calice di Deligo Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, fremete per sapere i g/l degli zuccheri vero? 22g/l. La pera, protagonista, è stata raccolta da qualche giorno, accanto al cesto della frutta un bouquet di fiori di zagara regala un profumo avvolgente. Raffinatezza e piacevolezza danno forza al sorso rendendolo appagante e rilassante. “Deligo” dal latino “scelto”, perché scegliere l’uva, l’annata, la posizione è importante per dare al vino un carattere personale – afferma Marco.

20171213_171531

 

Quella di Col del Lupo è una di quelle realtà che stronca sul nascere il sostantivo “prosecchino”, qui il vino è Il Prosecco, quello delle colline, quello che ti accompagna fino al fondo della bottiglia senza essere disturbati da una bollicina anomala, dalla sensazione ferrosa piuttosto che amara.

Il Prosecco di qualità esiste e questa ne è la mia personale testimonianza la quale conferma che in un territorio che ne ha viste di ogni, c’è chi tace e lavora e nel suo piccolo lo fa davvero bene.

Buon proseguimento amici #winelovers 🙂

E… finché c’è Prosecco (di qualità) c’è speranza.

 

Laura Vianello

LaJolieSommelier