Quintarelli: il futuro nella tradizione

Ho sempre sognato questa situazione.

Raccontare di questa Azienda significa che finalmente sono riuscita a visitarla.

Vi domanderete perché ho lasciato trascorrere tutto questo tempo affinché questo mio sogno si realizzasse, vi rispondo che non mi sentivo mai abbastanza preparata per varcare l’ingresso di questo tempio della viticoltura italiana. Non che adesso sia chissà chi, sia chiaro, ma dopo anni di continue roteazioni di calici, incontri con produttori e grandi comunicatori del vino, ho pensato che il momento fosse giunto. Inoltre, essendo veneta, spesso mi capita di affrontare il tema Valpolicella e quando mi si chiede “sei mai stata da Quintarelli?” sento di possedere una grande lacuna in materia.

Così la scorsa settimana afferrai il telefono e “googlai” Quintarelli e subito heartbeat: non c’è sito Internet quindi non posso comunicare via mail. Compongo il numero di telefono, inspiro profondamente, risponde una voce femminile, molto gentile, alla quale chiedo se sia possibile visitare la cantina. Siamo in due, dico, appassionati di vino e abbiamo il desiderio di potervi conoscere. La signora sembra quasi scrutare la mia voce e i miei respiri. Questa cosa mi è piaciuta moltissimo, perché alla fine dei conti io le sto domadando se posso entrare in casa sua, e porre attenzione a questi dettagli denota una profonda serietà.

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Negrar, venerdì 10/11/2017 ore 10:30

Guardo Andrea, amico di sempre con un palato preparato e attento, esclamo: “ti rendi conto dove siamo…!”

Laura, “no ghe credo ancora!” (non ci credo ancora).

Ad accoglierci Lorenzo, il secondogenito di Fiorenza Quintarelli, il quale ci accompagna sulla terrazza. La giornata è meravigliosa, il sole illumina il panorama che sembra essere stato punteggiato da un pennello impressionista.

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Dodici ettari collocati nella medio-alta collina. Due metodi di coltivazione: il Guyot, impiegato per le varietà internazionali, e la Pergola veronese per quelle autoctone, il primo sviluppa la pianta in verticale, mentre il secondo in orizzontale.

Nella vigna quintarelliana si trovano anche viti secolari e la vendemmia viene svolta completamente a mano, la produzione totale è di 60.000 bottiglie circa.

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Siamo molto fortunati in quanto questo è il periodo dell’appassimento e Lorenzo decide che la prima stanza della nostra visita sarà proprio quella nella quale le uve perdono la loro consistenza e si arricchiscono di zuccheri a sfavore dell’acqua (tecnica off-vine).

I grappoli sono adagiati in quelle che in termine dialettale veronese vengono chiamate “Arele” le quali hanno la particolarità di avere alla base canne di bamboo. “Nonno Bepi sosteneva che creando questo letto le uve migliorino”.

Qui la temperatura è sempre monitorata e gli interventi sono perlopiù naturali.

Prima che i grappoli giungano sulle “Arele” vengono eseguite cinque selezioni già in vigneto e una ulteriore durante la messa in appassimento.

In questa stanza Lorenzo porta alla nostra attenzione un esempio di tecnica tradizionale di appassimento creata da mamma Fiorenza. La treccia.

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Scendiamo nella bottaia, un ambiente silenzioso dove si respira un’atmosfera religiosa e di solenne rispetto verso la materia prima che qui riposa.

Lorenzo ci racconta la storia della sua famiglia che inizia nel 1924 con l’acquisto dell’azienda da parte dei suoi bisnonni, i genitori di nonno Giuseppe, i quali già nei primi del ‘900 spedivano le botti di vino negli Stati Uniti.

Nel 1927 nasce Giuseppe Quintarelli e grazie alla sua tenacia, puntualità, precisione e riservatezza negli anni cinquanta inizia a creare con queste uve i capolavori che oggi sono a disposizione di noi consumatori.

Non cercate la “prima annata” del Bepi, qui il vino si è sempre fatto e più che un inizio si deve parlare di continuità di produzione.

Le botti sono tutte grandi (nonno sosteneva che il vino deve sapere da uva non da legno), tra tutte spicca quella da 120hl costruita all’interno della cantina negli anni settanta, nella cui facciata sono incise delle rappresentazioni che mettono in rilievo i principi fondamentali del grande Giuseppe: la famiglia, la religione e la terra.

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Ci dirigiamo verso un tunnel, un corridoio, che ripercorre la storia dell’azienda attraverso immagini e bottiglie di annata appese ai lati.

Osservando le foto, mi rendo conto della profonda dedizione che Giuseppe e la moglie Franca custodivano per la terra e la famiglia, non se ne separavano un attimo. Lorenzo conferma il mio pensiero riportato ad alta voce dichiarandomi che gli unici viaggi che i nonni facevano erano quelli destinati al pellegrinaggio religioso.

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La prossima stanza dove entreremo è quella dove il nonno degustava i vini e dove li degusteremo anche noi, introduce Lorenzo.

Guardo Andrea e ritrovo nei suoi occhi la stessa emozione che mi sta attraversando il cuore e che mi fa provare un’adrenalina da prova d’esame.

Entriamo, anzi, Andrea da bravo cavaliere fa entrare prima me (fifone!).

Ci troviamo in un luogo di culto. Silenzio, luci calde soffuse, bottiglie accatastate così come le aveva disposte Bepi prima di lasciarci nel 2012 ed una targa incisa nel marmo, un regalo, che il nonno ha deciso di appendere perché rispecchia completamente il suo essere “Quintarelli Giuseppe, la tradizione che dura nel tempo”.

Lorenzo ci fa accomodare su degli sgabelli di legno e qui inizia il nostro contatto sensoriale con il nettare prezioso.

Primo Fiore 2014

Questo è l’unico vino che possiede una percentuale di uva che non prevede l’appassimento.

Un naso leggiadro e fine mai invadente, sensazioni che vanno dal ribes alla caramella di rosa canina. Un sorso che ho definito un arcobaleno: colorato e sbalorditivo ogni qualvolta lo si nota in cielo. Chiude preciso e diritto.

Valpolicella 2010

E’ il ripasso di casa Quintarelli, la tecnica è la medesima.

Ben poche volte ho degustato vini che per il tempo del sorso (cinque secondi) subiscono una metamorfosi che si ricongiunge nel finale in un’unica piacevole ed elegante sensazione. Ingresso fragrante, sviluppo deciso di frutta matura piccola e viola, finale sfumato balsamico. Il palato rimane completamente “imprigionato”, ed io con lui.

Rosso del Bepi 2008

Questo ci fa capire che in questa annata non è stato prodotto l’Amarone. Già perché di un millesimo o si produce l’Amarone (annata favorevole) o il Rosso del Bepi (annata problematica). Una decisione che Giuseppe prese nel 1994 quando reputò il suo vino non idoneo ad essere chiamato Amarone. Ad oggi le annate prodotte di Rosso del Bepi sono sei. La scelta viene presa in fase di imbottigliamento.

Un vino raffinato, ancestrale, raro.

Amarone della Valpolicella 2009

Un calice ricco di versi che compongono una poesia che coinvolge colui che la sa ascoltare. L’annata è ancora “giovane” Lorenzo ci riferisce che si deve equilibrare. Lo so che stenterete a credermi ma questo è un raro esemplare di Amarone ove la bottiglia finisce sorseggiandola durante una cena a due e nonostante i suoi sedici gradi e mezzo essa… Finisce! La sua concentrazione è sapientemente bilanciata dalla freschezza e dalla trama tannica setosa. Sensazioni balsamiche e di eucalipto si integrano con le nuances di confettura di more e della polvere di cannella.

Alzero 2007

Il vino preferito di nonna Franca, a lei è stata dedicata un’annata particolare la 2005, messa in commercio nel 2013 anno in cui la signora Franca si è spenta.

Questo vino nasce da una sfida lanciata a Bepi da un importatore americano, ovvero quella di creare un grande prodotto impiegando uve internazionali.

E con le varietà Cabernet (Sauvignon e Franc) all’80% e Merlot al 20% , nel 1983 il mitico Bepi riesce a realizzare uno dei vini più famosi dell’azienda e del mondo.

Un sorso che mi fionda nell’era degli –aia, accarezza intenzionalmente i sensi sia all’olfatto che al palato al fine di conquistarti. Un sorso pieno e ricco si impone al palato con determinazione e rigore sapendo che lo fa per il tuo bene (magari la signora Franca si rispecchiava in questo, chissà?) perché la sua vera magia avviene a seguito della deglutizione, quando tutta la sua ricchezza si trasforma in freschezza ed essenza di frutta matura.

Recioto della Valpolicella 2004

Un orgoglio immenso per Giuseppe quando ne regalò una botticella al Papa Paolo VI.

Un Recioto che parla di note liquorose che ricordano lo Sherry, le radici di liquirizia e rabarbaro. Una dolcezza mai stucchevole, mai scontata. Un sorso lungo e in tutta la sua infinta persistenza resta sempre intatta la precisione e la sua compattezza. Un vino che non si sbilancia, riservato, autentico e… Immenso.

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Non riesco a trattenermi nel porre una domanda a Lorenzo.

Le etichette continuano ad essere scritte a mano?

Mi risponde con un sorriso e abbassando lo sguardo mi confessa che lui e il fratello sin da piccoli giocavano a chi sapeva riprodurre l’etichetta migliore.

Io e Andrea, se vi interessa, coloravamo gli album degli animali…

Il modo in cui Lorenzo, enologo poco più che ventenne, ci ha trasmesso la storia dell’azienda e della Famiglia Quintarelli ci può solo che far capire quanto i nonni Bepi e Franca abbiamo trasmesso ai figli e ai nipoti una delle eredità più preziose al mondo: l’amore per tutto ciò che con amore si produce.

 

L.V.

LaJolieSommelier